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Apr
17
2015
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SAI BABA, CHI E’ SAI BABA? : UN TESORO INESTIMABILE

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SAI BABA: CHI E’ SAI BABA? E’ UN TESORO INESTIMABILE!
Cari amici,
La storia ci ha insegnato che quando un Essere Meraviglioso scende sulla terra per aiutarci, la sua Potenza, il Suo Infinito Amore, il Suo carisma, disturbano tante persone, tanti poteri forti, che con la Verità portata dal Maestro temono di perdere qualcosa. Per questo motivo Gesù venne additato come il capo dei demoni e poi messo in croce; Krisna fu bersaglio di numerosi tentativi di uccisione, come altre incarnazioni Divine e tanti santi. Anche Sathya Sai Baba fu bersaglio di diversi tentativi di omicidio, ma, poiché fallirono tutti, hanno tentato di “uccidere” la Sua Immagine con calunnie di ogni tipo che feriscono il cuore di decine e decine di milioni di devoti che dal Maestro hanno ricevuto ogni Grazia.
Per questo motivo riporto qui un mio precedente articolo, sempre pubblicato in questo sito, cercando di portare un piccolo contributo alla Sua Insondabile Verità.
Sempre in questo sito potete anche leggere un articolo sulle profezie che erano state fatte su Sai Baba (amameguarisci Sai Baba era stato profetizzato), anche millenni prima del Suo avvento; e potete leggere un altro articolo che spiega il concetto di Avatar (amaeguarisci l’Avatar un Tesoro inestimabile).
Ora vi lascio alla lettura e vi abbraccio tutti!

E’ davvero un’ardua impresa tentare di descrivere un Essere così Straordinario, Meraviglioso, Incredibile ed Insondabile, come è stato Bhagawan Sri Satya Sai Baba.
Egli Stesso ci aveva detto: “Il Mio potere è incommensurabile, la Mia Verità è inesplicabile e insondabile. Io sono aldilà dell’indagine più intensa e della misurazione più meticolosa… Tenete presente che voi non potete comprendere Me e il Mio Segreto se prima non avrete conosciuto voi stessi”.
Quindi solo quando avremo raggiunto le Sue Altezze potremo comprendere la Sua Realtà. Che è oltre la portata della mente.
Certamente non basterebbero i libri di un’intera biblioteca per raccontare i doni di Grazia, le Meraviglie, le guarigioni e le trasformazioni avvenute nelle case dei devoti di tutto il mondo.
Ci sono numerosi libri, scritti da autori di tutto il mondo, che già parlano di questo, e sono degli ottimi “compagni di viaggio”.
Sintetizzando posso dire che Sai Baba quando era nel Suo corpo fisico conversava con studiosi e scienziati di tutto il mondo, dimostrando di avere completa conoscenza di tutte le scienze: fisiche, metafisiche e spirituali.
Rispondeva alle domande dei devoti, prima ancora che essi avessero avuto il tempo di pronunciarle. Conosceva il passato, il presente e il futuro di ognuno.
Ha salvato innumerevoli persone da pericoli e difficoltà, rispondendo immediatamente alle richieste di aiuto provenienti da tutto il mondo.
Aveva il Potere di manipolare l’energia e, quindi, di materializzare oggetti dal nulla, modificarli, o di smaterializzarli.
Aveva il Potere di guarire malattie incurabili, di agire sulle forze della natura e degli elementi e di riportare in vita i morti.
Molto spesso materializzava la Vibhuti, la cenere sacra che aveva poteri taumaturgici.
Ma il Suo più grande ed indiscutibile miracolo era quello di riuscire a trasformare il cuore umano. Persone dedite solamente alla vita mondana, sotto il Suo sguardo, e con il Suo Esempio ed Insegnamento, si trasformavano in ricercatori spirituali, dediti al servizio altruistico disinteressato.
Io sto parlando al passato perché mi riferisco, in questo momento, alla Forma Fisica che aveva assunto. Ma, in verità, Sai Baba ha continuato e continua a compiere prodigi, apparizioni, materializzazioni, guarigioni e molto altro, anche dopo aver lasciato il suo corpo fisico. Sono innumerevoli le testimonianze dei devoti a tal riguardo. Io stessa ho avuto la grazia, il 17.6.2012, di vedere una fotografia ed un dipinto raffigurante Sai Baba produrre copiosamente Vibhuti. Sotto ai miei occhi e a quelli di mio marito ed altri amici, la cenere emergeva dall’immagine, tutto intorno al viso del maestro e sui capelli (sembrava formasse i Suoi riccioli), dopodiché cadeva, formandone un bel mucchio ai piedi delle immagini.

Sai Baba non dava alcuna importanza ai Suoi miracoli, li definiva solo uno stratagemma per richiamare l’attenzione di chi era troppo distratto dalle vicende della vita per poter prestare attenzione al Suo Insegnamento; ma erano anche un dono per coloro sui quali voleva riversare la Sua Grazia Divina e la Sua Protezione. Ecco le Sue parole: “Non date importanza ai miracoli. Non esagerate il loro significato. La grandezza del Mio Potere non sta in questi miracoli, ma consiste solo nel Mio Amore. Tutti i miracoli apparenti non sono che goccioline di quell’Oceano d’Amore. Non fatevi abbagliare da goccioline. Intravvedete l’Oceano e tuffatevi profondamente in Esso”.

Poiché da un punto di vista più profondo non si può dare una definizione esatta della Sua Realtà, parlerò del Suo aspetto umano. Racconterò, in breve, alcuni episodi della Sua vita.
Per chi volesse un racconto più dettagliato può leggere un libro da me scritto precedentemente, intitolato : “Il Piccolo Sai Baba”, Edizioni: Mother Sai Publications – Sathya Sai Books and Publications of Italy.

Come uomo fra gli uomini Sai Baba ci ha donato costantemente il Suo esempio. Ha fatto per l’India ciò che il governo non è riuscito a fare in più di cinquant’anni.
Da quando era bambino si occupava dei più poveri, dei più sofferenti, sfamandoli e curandoli. Ha fornito cibo, casa, sostentamento ad orfani, vedove ed anziani. Ha costruito scuole di ogni ordine e grado ed ospedali di primissimo livello, dove tutto è gratuito. Ha fornito di acqua potabile migliaia di villaggi, e molto, molto di più ha fatto.
Per entrare nel dettaglio e nella grandiosità delle Sue Opere, vi invito alla visione del DVD pubblicato da Mother Sai Publications, che si intitola: “Le Sue Opere Nel Sociale”.

Come Egli stesso ha affermato, Sai Baba è un Avatar, anzi, un Purnavatar, cioè un Avatar con tutti i pieni poteri divini che ha manifestato fin dalla nascita.
IL termine Avatar, in sanscrito significa: “Discesa di Dio in un corpo umano”.
Nel prossimo capitolo cercherò di dare una spiegazione più completa e dettagliata del concetto di Avatar e Purnavatar.

Tutti gli Avatar, come Gesù, Krisna, Rama, ed anche Sai Baba, non si sono incarnati con concepimento umano, ma con l’entrata diretta dello Spirito Divino nel corpo della madre prescelta.
Un giorno un giornalista chiese a Sai Baba se la Sua nascita fosse avvenuta per concepimento umano. Poiché in quel momento era presente Sua Madre Iswaramma, Sai Baba le chiese di rispondere Ella stessa alla domanda. Iswaramma raccontò: “Mia suocera aveva sognato il Signore Sathya Narayena che le aveva detto di tranquillizzarsi se le fosse accaduto qualcosa di strano, poiché ciò che sarebbe accaduto era per volere di Dio. Così quella mattina, mentre mi trovavo al pozzo, una grande sfera di luce azzurra rotolò verso di me; la sentii penetrare in me e all’improvviso persi i sensi”.
Questo episodio ci ricorda la nascita di Gesù, anch’essa preannunciata precedentemente dall’Arcangelo Gabriele.

Come successe per tutte le Incarnazioni Divine, anche l’Avvento di Sathya Sai Baba fu annunciato da diverse profezie. Tutto era già stato scritto: il nome del villaggio dove si sarebbe incarnato, l’albero genealogico della famiglia che avrebbe scelto, le tappe della Sua Missione, il Suo identikit per distinguerlo fra mille falsi profeti, i segni cutanei che avrebbe avuto e tutti i poteri divini che avrebbe manifestato.
Il luogo scelto era un piccolissimo e povero villaggio dell’India del Sud, di nome Puttaparthi.
Ai tempi della nascita di Sai Baba era ancora un villaggio sconosciuto, tanto da non essere citato in nessuna carta geografica. Era raggiungibile soltanto a piedi o con carri trainati da buoi, che trasportavano le persone attraverso le sabbie del fiume Citravati (Citravati significa, infatti, fiume di sabbia).

Ancor prima della nascita, mentre il Suo corpicino cresceva nel corpo della Madre, iniziò a dare segni della Sua Divinità:
Durante la notte una musica soave svegliava di soprasalto i genitori. Gli strumenti musicali che si trovavano in casa suonavano da soli, senza che mani umane li muovessero! Chi mai poteva suonare quegli strumenti? Il mistero si ripeté per diversi giorni, finché venne interpellato un astrologo saggio, il quale, avendo saputo che in casa vi era una donna in attesa di un foglio, disse che si trattava di un lieto e fausto evento: angeli ed altri esseri di luce suonavano felici per compiacere il Bambino Divino che si trovava ancora nel grembo della madre. Erano scesi dalle sfere celesti per suonare una serenata d’amore per il loro Signore!
Nacque il 23 novembre 1926, alle prime luci dell’alba.
Il Bimbo fu chiamato Sathya Narayana. Non avrebbero potuto scegliere un nome più appropriato al “Signore dei miracoli”!
Si dice che quando fu compiuto il rito dell’imposizione del nome, Il Piccolo sorrise perché, probabilmente, fu proprio Lui a suggerire alla madre quel nome. Infatti Sathya Narayana è uno dei nomi attribuiti a Dio dalle sacre scritture indiane. Narayana significa “Rifugio dell’uomo, Essenza del Principio vitale, Colui che rimane fedele nel cuore degli uomini.
Sathya significa “Verità”; infatti l’Assoluta Verità è Narayana, cioè Dio.
Egli è quindi la verità stessa, il Signore del creato. Egli stesso aveva dichiarato di essere l’Incarnazione di tutti i nomi e di tutte le forme attribuite dall’uomo all’Onnipotente.

Il Bimbo divenne presto l’attrattiva del villaggio, come successe per Gesù Bambino, il Suo magnetismo attirava ed incantava la gente.
Fin da piccolo diede innumerevoli segni della Sua Natura Divina. Materializzava dolcetti, penne e matite per i piccoli amici; trasformava le rane catturate dai monelli del villaggio in rondini; moltiplicava il cibo per sfamare i poveri che sempre più bussavano alla porta di casa. Già a cinque anni era trattato e riverito dai Suoi piccoli amici come Guru, Maestro Spirituale. Infatti, a quell’età, durante la festa del natale del Signore Rama, fu messo su un carro decorato con ghirlande e fiori. Se ne stava comodamente seduto sotto al quadro raffigurante il Signore Rama, mentre tutti i bambini camminavano a piedi. Questo perché Egli iniziò fin da Piccolo ad insegnare le grandi verità spirituali, sia con la parola, sia con il Suo esempio. Anche solo con la Sua Presenza fisica iniziò la Sua missione di trasformare i cuori di coloro che venivano in contatto con Lui.

Sathya iniziò a frequentare la scuola; non certo per imparare a leggere e scrivere, visto che la sua conoscenza superava quella di tutti gli insegnanti. Non era, però, arrivato ancora il tempo di svelare il Suo Segreto, di annunciare la Sua vera Identità.
Teneva a freno i Suoi Poteri, facendo la parte di un semplice ed educato Ragazzino, anche se continuava ad essere un Bimbo molto, molto Speciale che insegnava ai suoi compagni le grandi verità della vita.

Finite le scuole elementari andò a vivere presso il fratello maggiore a Uravakonda.
Ormai la fama dei Suoi prodigi si era divulgata e prima del Suo arrivo, in paese già si raccontavano le meraviglie che Questo Straordinario Ragazzino sapeva compiere.
In quel periodo, il Piccolo Sathya, per far comprendere ai propri cari la Sua Vera Natura, si sottopose a diverse dure prove.
A casa del fratello veniva trattato come “Cenerentola”, sia dalla cognata, sia da altri parenti. Doveva fare i lavori più pesanti e faticosi, pur essendo un Ragazzino molto esile.
Era Suo compito andare a prendere l’acqua, più volte al giorno, al pozzo che distava a circa un chilometro da casa e doveva raccogliere pesanti fascine di legna. A volte veniva picchiato,ma Egli non si lamentò mai.
Si sottopose ad una prova durissima quando, credendolo impossessato da uno spirito, lo consegnarono nelle mani di un esorcista stregone, che Lo torturò in vari modi.
Egli, comunque, diede segno della Sia Divinità rimanendo sempre imperturbabile e distaccato dal dolore fisico.
Il 23 maggio 1940 Sathya compì tredici anni e mezzo, essendo nato il 23 novembre.
Quel giorno era allegro e vivace. Radunò i familiari ed i vicini di casa attorno a Sé. Vedendolo così gioioso, nessuno pensò agli spiriti maligni che, secondo qualcuno Lo invasavano.
Quel giorno le mani Gli si colmavano di dolci squisiti ogni volta che le faceva oscillare ed Egli li distribuiva a tutti i presenti. Tra le dita gli spuntarono anche dei fiori freschi e profumati e delle polpette di riso, condite con il miele. Tutti accettavano con gioia reverenziale quei doni sacri, usciti dal nulla. Ma, mentre le persone estranee alla famiglia erano tutte contente, il Padre di Sathya, che si trovava fuori casa, andò su tutte le furie quando gli venne dette ciò che stava accadendo.
La grande folla che trovò davanti casa lo innervosì ancora di più. Quando poi qualcuno gli disse di lavarsi mani e faccia prima di avvicinarsi al Divino Fanciullo, si arrabbiò ancora di più.
“No! Darò a Sathya una bella lezione! Oggi tutto questo deve finire!”, brontolò, mentre entrava nella casa. Poi prese un bastone, lo sollevò contro il Figlio e Gli gridò: “Chi pensi di essere? Rispondimi, o ti spacco la testa! Sei Tu un Dio, un fantasma o un pazzo?
L’atmosfera divenne carica di tensione: stava arrivando il magico momento di una rivelazione.
Tutti gli occhi erano fissi sulle labbra di Sathya che, con voce dolcissima disse: “Volete sapere Chi sono Io?… IO SONO SAI BABA!”
Qualche giorno più tardi, incalzato da alcune persone che non credevano alla Sua dichiarazione, materializzò una manciata di fiori di gelsomino e li gettò a terra. Subito i fiori formarono le parole: “IO SONO SAI BABA”.
Ma la famiglia e gli abitanti del villaggio si chiesero: “ Chi sarà mai questo Sai Baba?”
Pochissime persone, nella zona, avevano sentito parlare di Quel Misterioso e Potente Essere Divino dell’India Moderna: Sai Baba di Shirdi.
Qualcuno diceva che era un santo musulmano, altri che era un santo indù.
Morì all’età di novantun’anni, nel 1918, dopo aver detto che sarebbe ritornato dopo otto anni nello Stato dell’Andra Pradesh, lo stato a cui appartiene il villaggio di Puttaparthi.
Sai Baba aveva annunciato che, dopo la Sua morte che sarebbe avvenuta a novantasei anni (secondo il calendario vedico lunare, Sai Baba è morto a novantasei anni, come aveva annunciato), Egli si reincarnerà di nuovo, entro otto anni, e si chiamerà Prema Sai Baba. Prema, in sanscrito significa Amore. Si chiamerà così perché durante il Suo soggiorno terreno nel mondo ci sarà solo Amore. Nella Sua ultima Incarnazione si chiamava Sathya Sai Baba (Sathya significa Verità), proprio perché era venuto a ricordarci tutta la Verità.
Ma perché Egli che avrebbe potuto cambiare il mondo in un istante scelse di venire in tre corpi successivi per completare il Suo Lavoro?
Egli Stesso ci diede la risposta: se avesse cambiato tutto in un istante, per Sua Volontà, il mondo sarebbe tornato, a breve, come prima. Solo cambiando le coscienze, una ad una, la pace e l’armonia potranno essere durature. E poiché la situazione mondiale era ed è ancora molto compromessa, ci ha dato il dono di essere Presente nel piano terrestre per lungo tempo. In questo modo il numero delle persone “risvegliate” potrà raggiungere una “massa critica” che contagerà nel bene tutto il Pianeta.

Ormai il Giovane Sai Baba attirava l’attenzione di tutti. Era considerato un Prodigio, un Profeta, oppure era guardato come una Rara Curiosità.
Ogni giovedì (giorno dedicato al guru), fino a notte inoltrata, la casa dove Sathya era ospitato era piena di pellegrini che andavano ad adorarLo.
Un giorno Sathya fu portato da alcune autorità in gita al tempio di Hampi, dedicato a Shiva. Mentre tutta la comitiva entrò dentro il tempio, Egli rimase fuori, sotto un albero, dicendo che aveva mal di stomaco e che avrebbe guardato i bagagli.
Fu grande lo stupore e la meraviglia della gente quando apparve sull’altare al posto del sacro lingam, simbolo del Signore Shiva.
Subito le persone sbigottite uscirono dal tempio, per vedere se Sathya fosse ancora sotto l’albero: infatti Lo trovarono lì! Poi tornarono dentro e Lo videro ancora sopra l’altare! Egli era contemporaneamente sull’altare e sotto l’albero.
I turisti rimasero senza parole dallo stupore e dalla commozione e tutti sentirono il fremito di un’ardente devozione. Anche i miscredenti ebbero quel giorno la prova avvincente della Divinità del Giovane Sathya.
Tutti iniziarono ad affrirGli dei fiori e Lo adorarono, facendo fiammeggiare la canfora davanti a Lui.

La mattina seguente la notizia di quel Prodigio di sparse di bocca in bocca. Il fervore verso Sathya divenne più intenso.
Un grave ammalato di tubercolosi supplicò i suoi parenti di condurlo da Sathya, affinché lo avesse guarito. Il Giovane Sathya si avvicinò a lui, lo accarezzò, lo calmò e poi disse a quella scheletrica forma: “Alzati ! Và a correre lungo la strada!”.
L’uomo obbedì e corse velocemente per circa un chilometro! Al ritorno si gettò, riconoscente, ai Suoi Santi Piedi, esclamando: “ Oh mio Signore! Oh mio Salvatore!”
Sathya confermò la Sua Potenza Guaritrice subito dopo essersi presentato sotto l’aspetto del Signore Shiva. Da quel giorno furono innumerevoli le guarigioni da Lui operate.

Non aveva ancora compiuto 14 anni, il 20 ottobre 1040 Sai Baba decise che era terminato il tempo della commedia.
Gettò via i libri di scuola ed esclamò che non apparteneva più ai suoi parenti, che i Suoi devoti Lo stavano aspettando e che aveva il Suo lavoro da svolgere.
Egli uscì di casa: non era più Sathya Narayena, era Shri Sathya Sai Baba.
Egli sbriciolò le mura di un recinto troppo stretto, proprio come fa un elefante che, abbattuti gli ostacoli, si allontana maestoso. Ora il Suo compito era di dedicarsi, con Amore Infinito, alla salvezza dei devoti. La Sua protezione avrebbe incluso non solo quelli che Lo avrebbero invocato in Quella Sua Attuale Forma, ma tutti coloro che avrebbero chiamato Dio, con qualunque nome, in qualunque lingua, in tutto il mondo!
Colui che si era reso libero da ogni legame terreno, sarebbe stato lo schiavo del Puro Amore.
Sai Baba tornò a Puttaparthy da Uravakonda e iniziò a ricevere sempre più folle di devoti. Fu sempre più occupato a curare mali spirituali, fisici e mentali di coloro che si affidavano a Lui.

Purtroppo furono diversi gli attentati alla Vita del Ragazzo Divino.
Alcuni malviventi, non sopportando che un Ragazzino alto poco più di un metro fosse così amato ed ammirato, una notte diedero fuoco alla capanna dove Sathya dormiva. Il tetto era di paglia e si incendiò immediatamente. La porta era ermeticamente chiusa dall’esterno e le finestre avevano le sbarre.
Tutti gli abitanti del villaggio ,vedendo il fuoco divampare, erano accorsi e gridavano dallo spavento e dalla paura di perdere il Loro Prezioso Tesoro.
Ma Sai Baba spense il fuoco facendo scatenare un diluvio solo sulla capanna: tutto intorno era asciutto!

Un’atra volta una signora diede al Giovane Guru alcune polpette avvelenate. Il Suo viso divenne cianotico, ma tranquillizzò i presenti dicendo che si sarebbe curato da solo. Bevve un bicchiere d’acqua ed il colore bluastro sparì dal suo volto.
Anche quando fu adulto sventò diversi attentati alla Sua Persona.

La gente aumentava di giorno in giorno, per questo Sai baba prese l’abitudine di condurre i suoi discepoli nel letto sabbioso ed asciutto del fiume Citravati, che si riempiva d’acqua solo nella stagione delle piogge.
Qui il Giovane Maestro guidava i devoti in canti devozionali, insegnava loro il retto modo di vivere e rafforzava la loro fede compiendo miracoli di ogni tipo.
Mentre si cantavano i canti devozionali, spesso Sai baba materializzava dal nulla dolcetti ed altre leccornie, estraendoli dalla sabbia. Erano ancora caldi e gocciolanti di burro, ma come potevano uscire dalla sabbia senza che nemmeno un granello vi si attaccasse?
Riempiva pentole vuote con un tocco della Sua mano e distribuiva il cibo ancora fumante.
A volte appariva in cielo e dalla Sua fronte usciva una luce accecante; altre volte assumeva proporzioni gigantesche, tanto che gli alberi gli arrivavano alla vita.
Qualche volta i devoti udivano una voce cristallina provenire dall’alto, e nel guardare in su per cercarLo, vedevano splendere il Suo volto nella luna piena!
A volte assumeva le fattezze delle varie forme divine: Krishna, Shiva, Devi Mahalakshmi, ecc…Appariva anche come Shirdi Sai Baba e qualcuno lo abbracciò anche in quella forma.
Non finiva mai di stupire, meravigliare ed incantare le anime benedette che potevano stare accanto a Lui!

A circa un chilometro dal villaggio di ergeva, su un promontorio vicino al fiume, un albero di tamarindo che divenne famoso con il nome di Kalpataru, cioè “Albero dei desideri”.
Il Giovane Sathya, si arrampicava sulla collinetta, agile come il vento, ed aspettava i devoti che giungevano più tardi, ansimanti.
Sai Baba domandava loro quale frutto desiderassero mangiare; non appena i fortunati menzionavano il nome di un frutto, esso compariva miracolosamente sui rami del tamarindo selvatico! Arance, fichi, banane, manghi, pere ed altri frutti fuori stagione o di terre lontane, sbucavano fra le foglie per incanto. Che Meraviglia! Quell’albero era il simbolo stesso dell’Avatar: infatti Egli era venuto solo per dare, dare, dare… a chi avesse avuto la grande fortuna di sentire il desiderio di volersi avvicinare a Lui.
Egli Stesso disse di essere il Servitore di tutti, lo Schiavo della Devozione: “Chiedete qualsiasi cosa ed Io ve la darò: Vi do ora ciò che desiderate, perché un giorno possiate desiderare ciò che sono venuto a dare: La Liberazione Stessa!”.

Durante la stagione delle piogge diverse volte Sai Baba salvò il villaggio di Puttaparthi dall’allagamento dovuto allo straripamento del fiume. Bastava un cenno della Sua Mano e l’acqua cambiava direzione e si riversava sui campi incolti, anziché sul centro abitato.

Durante la Sua Vita, molte volte Sai Baba prese su di Sé le malattie dei devoti.
Fu clamorosa la guarigione che fece di Se Stesso nel 1963, dopo aver preso nel Suo corpo una paralisi e diversi infarti. Per una settimana il Maestro lasciò i devoti in un’angoscia insopportabile, vedendolo in condizioni pietose; ma poi, durante la festa del Gurupurnima (festa dedicata al Guru che cade durante la luna piena del mese di luglio), davanti ad una grande folla si spruzzò addosso dell’acqua e balzò in piedi, sano e forte! Tutti i presenti piansero di gioia.

La notizia dei miracoli di Sai Baba stupiva e sbalordiva sempre più persone. Le guarigioni più spettacolari e incredibili avvenivano sotto gli occhi di tutti. Ciechi, paralitici, sordi, malati terminali, uomini ridotti a scheletri umani riprendevano la salute piena, e ritrovavano una fede incrollabile nel loro Salvatore.
Sono innumerevoli le persone salvate dal pericolo, sia devoti, sia persone che non avevano mai sentito parlare di Lui.
Appariva in carne ed ossa in altri continenti poiché il Suo corpo fisico poteva essere contemporaneamente in più posti.
Spesso dava e dà ancora il Suo Darshan (la Sua Visione, Apparizione) nelle varie case del mondo, anche attraverso un quadro di Gesù, krishna, o di un’altra Divinità. Queste figure si trasformano in Sai Baba, davanti agli occhi increduli di coloro che pregano rivolgendosi a quelle Figure.

Sai Baba, che aveva tante volte dimostrato di trascendere il tempo e lo spazio, di conoscere il presente, il passato ed il futuro di ogni creatura, di avere nella Sua mano l’intero Universo, era (ed è) anche il Padrone della vita e della morte.
Sono diversi i casi testimoniati di resurrezione di cadavere operate dal Maestro, come quello del Signor Radhakrisna della cittadina di Kuppan, morto ormai da tre giorni ed il cui corpo incominciava a puzzare, e del Signor Walter Cowan, un cittadino americano che era stato dichiarato morto in una clinica della città di Madras.

Fin da Ragazzino Sai Baba ogni giorno camminava fra i devoti, parlava con loro, leniva le loro pene, li sosteneva, li ispirava, li guidava verso il bene, li incoraggiava, li guariva e li aiutava in mille altri modi. Non c’erano per Lui giorni di festa. Non aveva una vita privata: ogni ora della Sua Vita era dedicata agli altri.
Ma a parte il fatto di camminare fra i devoti, tutto il resto lo fa ancora oggi, in modo sottile: apparendo, andando in sogno, suggerendo, ispirando, guidando in mille modi coloro che pregano in qualunque lingua, e qualunque forma divina.

L’Avatar è una Forza spirituale così Potente, è un Amore così travolgente che ci trasforma e ci innalza alle Altezze Divine.
Egli ci aveva assicurati: “Abbiate fede e sarete salvati. Sappiate che la Salvezza è vicina. Molti esitano a credere che i destini dell’uomo si eleveranno, che una gioia esaltante verrà ad illuminare il mondo rivelando una nuova Età del’Oro. Ricevete dalle mie mani la certezza che questo Corpo Divino non è venuto invano e riuscirà a sovvertire la crisi in cui versa l’umanità!”.

IL SUO MESSAGGIO

Il concetto fondamentale del Messaggio di Sai Baba è l’identificazione del Sé interiore con Dio.
Il substrato, la Fonte, l’Energia di ogni cosa creata è Dio. Egli è, quindi, immanente in ogni atomo, in tutto ed in tutti.
Sai Baba riassumeva questo concetto con queste parole:

TUTTO E’ UNO
TUTTO E’ DIO

Con questa consapevolezza metafisica, un’altra Sua famosa frase: “Ama tutti e servi tutti!”,
e la famosa frase di Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso!”, acquistano un profondo significato: quando amiamo e serviamo gli altri, serviamo in realtà noi stessi, serviamo Dio Stesso che è in ognuno di noi.
Il servizio altruistico, con questa conoscenza e consapevolezza, acquista un altro valore.
Non c’è un “io” che aiuta un “altro”. Gli altri sono in realtà noi stessi, solo con un altro nome ed un’altra forma.
Tutti noi abbiamo sperimentato che quando aiutiamo un sofferente anche noi siamo felici, perché la gioia altrui è la nostra stessa gioia.
Con questa consapevolezza non può esistere una forma egoica di superbia nell’aiutare gli altri: da un punto di vista metafisico non esiste separazione fra noi e gli altri.
Grazie! Grazie! Grazie alla fisica quantistica che finalmente sta unendo scienza e spiritualità! Ciò che da millenni è sempre stato scritto nei Veda (le più antiche sacre scritture della Terra, dalle quali hanno avuto origine tutte le successive) è finalmente materia di studio e sperimentazione degli scienziati. Ciò che la fisica quantistica sta scoprendo oggi, è ciò che tutti gli Avatar , i saggi e gli illuminati di sempre ci hanno insegnato.
Cosa ci insegnano, in sintesi, i Veda?
L’UNO, cioè Dio, si è diviso nei molti (Big Ben) ed ha preso innumerevoli forme; ma poi, tutte queste forme torneranno all’UNO. Ecco perché così si chiama l’Universo: perché tutti stiamo tornando verso l’UNO, o meglio: stiamo tornando alla consapevolezza di essere UNO.
I corpi possono quindi essere differenti, ma l’Energia Divina che li anima è la Stessa come è l’unica energia elettrica ad accendere tutte le lampadine di una casa.
Ovviamente non tutte le lampadine esprimono la stessa potenza luminosa: ci sono lampadine da 25 watt ed altre da 100. Ci sono piccoli lampioni nelle strade e fari che illuminano a giorno gli stadi, ma l’energia elettrica che li accende è la medesima.
Allo stesso modo in ogni cuore di ogni creatura alberga il Sé, la Scintilla Divina.
Anche Gesù, ci aveva ricordato che il regno di Dio è dentro di noi. Finalmente anche la scienza è arrivata a comprendere che nel microcosmo c’è il macrocosmo, e viceversa. Per questo ciò che facciamo agli altri lo facciamo a noi stessi e a Dio.
Facciamo un’altra analogia: paragoniamo Dio all’Oceano e le sue singole gocce alle anime individuali. Le gocce, evaporando, diventano nubi, pioggia, rigagnoli, torrenti, fiumi, ed infine ritornano ad immergersi nell’Oceano, riperdendo la coscienza individuale.
Ogni goccia dell’Oceano è della sostanza di tutto l’Oceano, e ogni uomo è fatto della stessa sostanza del Padre. Ma quando un’anima prende un corpo fisico perde la consapevolezza di essere un tutt’uno con il Tutto.
Se riempiamo d’aria un palloncino, l’aria contenuta nel palloncino è la stessa che c’è ovunque, ma si sente separata dal resto, proprio perché quel sottile strato di gomma che ha preso un nome (palloncino) ed una forma (sfera), la fa sentire separata, rinchiusa e limitata.
Il palloncino rappresenta l’ego: l’illusione che ci fa sentire separati dal tutto.
Possiamo paragonare l’ego, come diceva Sai Baba, al codino del girino: gli serve finché non cresce. Senza il suo codino il girino morirebbe. Ma quando diventa adulto e si trasforma in rana, il codino non gli serve più, anzi, gli è di intralcio e per questo si stacca.
La coscienza egoica serve per far tutta una serie di esperienze e anche salvaguardare la propria incolumità fisica. Ma quando l’anima è evoluta, l’ego diventa il suo peggior nemico, perché gli impedisce la fusione con il Tutto, il ritorno all’UNO.
Quando prendiamo un corpo fisico con un nome ed una forma individuale che ci contraddistingue, dimentichiamo Chi siamo in realtà.
L’argilla è la sostanza di cui sono fatti i vasi di dimensioni e forme diverse. Quando le mani del Grande Artista (Dio) finiscono di plasmare il vaso, quest’ultimo dimentica di essere argilla e si immedesima con la forma che ha appena assunto ( con il corpo fisico) e da qui nascono tutte le difficoltà, i dolori e le miserie umane. Noi tutti dovremmo sempre identificarci con il nostro Sé: la scintilla divina in noi, mai con il corpo che è solo un veicolo, un’automobile per l’anima.
Più un’anima è evoluta, più esprime Amore Divino, più riconquista la consapevolezza dell’Unità con Dio, perché annichilisce il proprio ego. E’ come se una tale anima avesse bucato da tempo “quel palloncino”, di cui parlavamo prima, che fa sentire separati i normali esseri umani.
Un’anima elevata che ama incondizionatamente, che vive costantemente nel pensiero di Dio, nella misericordia, nella compassione e , quindi, nell’empatia con tutti, non ha più barriere che la possano limitare.
Quando una creatura diventa consapevole di ciò che è in realtà, la forma assunta non le impedisce più di immedesimarsi con ciò che è sempre stato e sempre sarà.
Un Avatar è un realizzato in vita, cioè Colui che vive costantemente nello stato di piena consapevolezza della Propria Realtà Divina.
Un Tale Essere è libero dai limiti dello spazio-tempo di questa dimensione terrestre e lo dimostra con le Sue Capacità Divine.

Alla luce di quanto sopra esposto, cosa significa, quindi, evoluzione? Significa ricordarsi sempre più chi siamo.
Tutti viaggiamo da noi stessi verso noi stessi. La strada è solo una metafora per indicare il processo della rimembranza. Gli Avatar, i Maestri Spirituali vengono per ricordarci la Verità su noi stessi.
Non pecca di mancanza di umiltà chi ricorda a se stesso di essere un tutt’uno con Dio, anche perché un tale saggio sa che ogni uomo, ogni creatura è un’Incarnazione di Dio, non certo solamente lui! Per questo ama, onora e rispetta tutti.
Sappiamo che il pensiero è uno strumento potente. Non riusciamo a manifestare la nostra Divinità se pensiamo di essere separati da Dio, se Lo immaginiamo lontano e irraggiungibile. Per questo Sai Baba ci diceva che il mantra più proficuo era quello di ripeterci: “ Io sono Dio, Io non sono diverso da Dio”.
Poiché siamo tutti Incarnazioni Divine la capacità di manifestare le qualità divine è insita in noi, ma dipende dal grado di consapevolezza (rimembranza) raggiunto.
Il bambino di un anno ha , in potenza, la capacità di andare in bicicletta, di disegnare e fare tutto ciò che fa la madre. Egli seguendo sempre la madre, osservandola ed emulandola, col tempo imparerà a fare ciò che lei fa.
L’Avatar, quando scende sulla Terra, è per noi la Madre venuta ad insegnarci, venuta perché potessimo seguirla ed emularla.

Oltre agli insegnamenti metafisici, che potremmo chiamare “i misteri maggiori”, Sai Baba è venuto a darci un insegnamento etico, adatto al nostro periodo storico. Egli ci ha indicato la via per vivere seguendo i cinque valori umani universali: Verità, rettitudine, Pace, Amore e Non violenza.
Ci ha insegnato a raggiungere la Realizzazione del Sé (La Salvezza, per i cristiani), senza doverci rifugiare nella foresta, come facevano gli eremiti di un tempo, ma nelle nostre città,
nella realtà di tutti i giorni. Egli ci diceva:

Incomincia il giorno con Amore.
Riempi il giorno con Amore.
Trascorri il giorno con Amore.
Concludi il giorno con Amore:
ecco la Via verso Dio.

Ci ha sempre suggerito diverse discipline spirituali per purificare la mente e quindi far emergere la Divinità latente in noi. Non ha mai smesso di ricordarci la grande efficacia del Namasmarana, cioè della ripetizione del Nome di Dio, della meditazione e del servizio altruistico. Poiché per arrivare a percepire Dio, il nostro contenitore interno deve essere vuoto e pulito. Se si mette dell’acqua di sorgente in un secchio sporco, l’acqua si sporcherà. Per avere acqua pulita, bisogna prima lavare il secchio.
Ebbene, l’Insegnamento etico di Sai Baba ha la funzione di pulire il secchio (la mente) in modo che la Sapienza Divina possa essere accolta, assimilata e vissuta.

Sapendo che tutto è Uno, ecco che vivere i valori umani di Verità, rettitudine, Pace, Amore e Non violenza, diventa per noi, non più una scelta di “buonismo”, ma una necessità imprescindibile, un modo naturale e spontaneo per vivere da autentici esseri umani, per vivere nella gioia e quindi anche nella salute.
L’uomo che vive nell’ignoranza di questa Eterna Verità, fa la guerra a se stesso, non ama se stesso, non aiuta se stesso.
Se vogliamo vivere veramente felici non abbiamo altra strada diversa dall’Amore disinteressato; e per Amore disinteressato intendiamo quell’Amore che dà per il solo piacere di dare, senza aspettarsi i frutti dell’azione.
L’aspettativa crea delusione; la delusione porta alla rabbia e all’ira; la rabbia porta alla malattia, alla depressione, all’infelicità.
Quindi non abbiamo altra scelta: solo l’Amore completo e disinteressato ci libera da ogni male.
Il Dr. John Hislop, un devoto americano di Sai Baba , suggeriva l’esercizio della “Visione del Divino” per riuscire ad amare anche coloro che hanno un brutto carattere, o comunque caratteristiche poco piacevoli.
Quando vediamo una persona che ci viene incontro, visualizziamo all’altezza del suo cuore la Forma Divina a noi più cara: Gesù, Krishna, Sai Baba, o un’altra forma.
Non importa se la persona ha un brutto carattere, a noi non interessa la scorza amara che potrebbe avere intorno, ma solo il suo nucleo centrale, la sua dolce polpa che, come ogni frutto, anche ogni essere umano nasconde nel proprio cuore.
Come già detto, l’Energia Divina è la medesima in tutti, soltanto che in alcuni corpi è più palese anche all’esterno. Possono esserci due lampadine uguali, ma una è ricoperta da uno strato molto spesso di polvere e quindi emana meno luce; ma all’interno la luce è la stessa. L’Avatar è venuto anche ad insegnarci come togliere quella polvere dalla nostra “lampadina” affinché la nostra Divinità si palesi anche all’esterno. Poi, ogni lampadina ripulita aiuta anche le altre a fare altrettanto: così la Luce si aggiunge a sempre più Luce.
Con il nostro modo di fare possiamo aiutare anche gli altri. Per questo Il Maestro, inizialmente ci diceva “La mia vita è il mio messaggio”, per aggiungere, poi: “La vostra vita è il mio messaggio!”.
Quando sappiamo e ancor più percepiamo che ogni persona, anche quella che può sembrare la più spregevole, è un’Incarnazine del Principio Divino, non possiamo più odiarla,o criticarla, o disprezzarla, o semplicemente ignorarla.
Come riuscire ad amare tutti, anche quelli lontani da noi e che non conosciamo?
Semplice: poiché Dio è in tutti, pensiamo sempre più a Lui in modo da innamorarci sempre più di Lui. Sarà come dare l’acqua alle radici di una grande pianta: arriverà ad ogni singola foglia!
Il potere della devozione è immenso, ma ne parlerò dettagliatamente in un prossimo capitolo.

Tornando all’Insegnamento dell’Avatar della nostra era, possiamo dire che Sai Baba è venuto a sintetizzarci e semplificarci il messaggio profondo di tutte le sacre scritture, con un linguaggio contemporaneo, non ancora tagliato o modificato.
Ecco alcuni concetti del Suo insegnamento, da vivere quotidianamente:

AMA TUTTI E SERVI TUTTI
LA SEPARAZIONE E’ UN’ILLUSIONE
TUTTO E’ UNO, TUTTO E’ DIO
AMA TE STESSO PERCHE’, COME TUTTI, ANCHE TU SEI DIO
PENSA A DIO E ALLA TUA NATURA DIVINA IL PIU’ POSSIBILE
NON IDENTIFICARTI CON IL TUO CORPO, MA SOLO CON IL TUO SE’,
COSI’ REALIZZERAI IL DIVINO CHE E’ IN TE

Sai Baba ci suggeriva, fin da quando era Bambino, di ripetere il Nome di Dio il più possibile, proprio per ricordarci costantemente Chi siamo e manifestare Quello.
Ovviamente non serve a niente ripetere il Santo Nome meccanicamente, senza Amore.
E’ il sentimento dell’Amore che trasforma la preghiera in realtà!
L’Amore espande la nostra consapevolezza e ci fa raggiungere le Vette Divine.
Dice Sai Baba: “ IO sono Dio, ma anche tu lo sei. La differenza fra me e te è che io ne sono completamente consapevole, tu ancora no”.
Espandiamo, quindi , la nostra consapevolezza, amando tutto e tutti!
Ecco ancora le parole di Swami:

C’è una sola religione: la religione dell’Amore
C’è una sola casta: la casta dell’umanità
C’è un solo linguaggio: il linguaggio del cuore
C’è un solo Dio: Egli è onnipervadente

Un altro concetto che il Maestro ci ha sempre ricordato è che tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo, ci torna indietro come un boomerang. La legge del karma vuole che tutto ciò che si semini si raccolga; se non in questa vita, nella prossima.
Per questo la non violenza verso le altre creature è anche non violenza verso noi stessi.
Adesso chiediamoci: Abbiamo il coraggio di essere ciò che siamo, ovvero Divini?
Qual è la cacciata dal paradiso terrestre? Qual è il nostro primo peccato?
E’ non riconoscere la nostra Natura Divina e non vivere in conformità ad Essa!

Amando Dio, amandolo in tutto ed in tutti, amandolo in noi stessi il più possibile, vedremo “spuntare le ali” dietro le nostre schiene. Ci sentiremo leggeri, ci sentiremo felici, ci sentiremo proprio “ Da Dio”!
La vita di Sai,
il messaggio di Sai,
l’insegnamento di Sai,
gli ideali che Sai rappresenta,
tutto è racchiuso in una sola parola:
AMORE!

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Apr
08
2015
2

SAI BABA: DIO NON SI PUO’ COMPRENDERE PER MEZZO DEL PENSIERO

sai baba inpiedi tutto intero
Cari amici, oggi vi propongo queste parole di Sathya Sai Baba, tratte dal Discorso del 29.5.1992.

Alcuni identificano se stessi col proprio corpo, non rendendosi conto che il corpo è transitorio, e che può, da un momento all’altro, sparire come una bollicina d’aria nell’acqua. Chi si identifica col corpo sarà colto di sorpresa dalla morte.
Cinque sono gli elementi che costituiscono il corpo: etere, aria, fuoco, acqua, terra, ed esso è marcescibile; mentre l’essere che vi abita all’interno è permanente, non ha né nascita, né morte ed è, invero, il Divino stesso. L’uomo che considera se stesso come un effimero corpo spreca la vita.
Vi sono altri che, fuorviati, sprecano la vita identificandosi col proprio mentale. Sono persone che si tormentano con pensieri ed immaginazioni, piagnucolano sul passato e fanno congetture sul futuro; così trascurano il presente e sono sempre in uno stato di confusione.
C’è poi una terza categoria di persone per le quali ha somma importanza la razionalità; si identificano col proprio intelletto, se ne servono e si imbarcano in vari progetti. Ma costoro, a furia di esaltare le virtù della ragione, finiscono per misconoscere la loro vera natura, che è divina. Perciò viene ad essere sprecata la potenzialità divina dell’intelletto stesso e si impiega una vita in ricerche ed esperimenti senza fine. Per quante ricerche ed indagini si possono condurre, la ragione non servirà mai a comprendere il Divino.
Una quarta categoria di persone ha posto fiducia nel potere dell’antahkarana, ossia l’organo interno di azione, comprensivo di mente, ego e intelletto. Costoro cercano di realizzare il Divino intraprendendo il sentiero spirituale, perché considerano il mondo fenomenico separato da loro.
La quinta categoria è dell’uomo che dice: “ Io sono tutto, nel mondo non c’è nulla di separato da me”. Costui è consapevole dell’irrealtà del mondo è ha compreso il principio-Prajna relativo all’io, si trova cioè in una costante ed integra consapevolezza divina.
Per far sì che corpo, mente, intelletto ed antahkarana siano un tutt’uno e individuare il fine trascendentale, occorre andare oltre la mente, l’intelletto e l’antahkarana e superare gli stadi di veglia, sogno e sonno profondo. Soltanto allora sarà possibile comprendere il principio della Consapevolezza divina, o Prajna.
Corpo, mente, intelletto e antahkarana sono relativi ai fenomeni della natura (Prakriti), e non sono altro che varianti funzionali della mente.
Dio non si può comprendere per mezzo del pensiero e la mente andrebbe con ogni sforzo tenuta sotto controllo.
Sathya Sai Baba, 29.5.1992

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Apr
03
2015
-

INNAMORARSI DI DIO

FIORI CILIEGIO
Cari amici, ripropongo questo articolo, scritto il venerdì santo dello scorso anno. Buona lettura!

In questo venerdì santo, a due giorni dalla santa Pasqua, parliamo della cosa più importante, la cosa che ci fa avvicinare sempre più alla Meta, la cosa che ci dona più gioia, che ci aiuta a guarire, che ci fa scoprire chi siamo, la cosa che fa innalzare le vibrazioni di ogni nostra cellula. Cos’è questa cosa? E’ INNAMORARSI DI DIO, E’ AMARLO PERDUTAMENTE!

La devozione, un po’ snobbata da tante menti abituate a studiare, esaminare, “spaccare i capelli in quattro”, è il sentimento che aiuta l’espansione della nostra coscienza.

Immaginiamo uno scrigno d’oro nel nostro cuore. In questo scrigno sacro è depositato tutto il nostro sapere, tutta la nostra onniscienza, tutta la nostra potenza, tutta la nostra Divinità. Ce l’abbiamo tutti, ma non tutti hanno trovato le chiavi per aprirlo. Sembriamo degli scassinatori provetti: abbiamo provato con un “piede di porco”, con attrezzi vari, abbiamo tentato di forzare la serratura usando la mente, lo studio, e quella che noi intendiamo come cultura, ma chissà perché lo scrigno non si è aperto. Metterci una bomba per aprirlo non serve: più si cerca di forzarlo e meno si apre.

Cos’ è che fa aprire questo scrigno segreto? Una formula magica? Uno strumento supertecnologico?

No cari amici, niente di tutto questo: Solo l’amore!

E qual è l’amore più sacro? Quello che va oltre le aspettative terrene e gli attaccamenti egoici: L’amore per Dio! Che è, quindi, amore per ogni creatura, per tutto e per tutti!

Ho già scritto un articolo che si intitola : La potenza della fede e della devozione . Non ripeto, ora, ciò che ho già scritto in questo articolo, potete sempre andare a rileggerlo.

Riporto queste parole di Bhagawan Sri Sathya Sai Baba:

“La devozione non può essere confinata ai riti come l’adorazione, il pellegrinaggio o le visite ai templi; queste sono semplicemente azioni che indicano devozione.

C’è un potere che fornisce l’impulso fondamentale per queste azioni e questo è l’amore per Dio. Bhakti, o devozione, significa Paripurna Prema, o amore onnicomprensivo. Questo amore è privo di motivazione; l’amore basato su un ulteriore motivo non può essere amore vero. Come un fiume cerca di unirsi all’oceano per suo impulso naturale, come un’edera si avvolge naturalmente ad un albero per salire in alto. L’amore del devoto è un’espressione spontanea dell’anelito di realizzare Dio, libera da qualsiasi tipo di desideri mondani. Immemore di tutte le altre cose, esso proclama di non aver bisogno di nessuno, eccetto di Dio. Esso considera il Divino come l’Uno che è presente in ogni cosa. Solo quando si può riconoscere l’onnipresenza del Divino si è capaci di sperimentarlo (Pensiero del giorno del 24.2.2006).

Sai Baba ci raccontava che le gopi, le pastorelle analfabete innamorate di Krisna, erano state in altre vite dei grandi rishi (saggi) e che avevano studiato tutte le sacre scritture. Ma non avendo fatto l’ultimo balzo per la realizzazione di Dio, avevano voluto sperimentare la grande potenza della devozione all’Avatar Krisna, proprio per raggiungere la Meta. Le gopi Lo adoravano in ogni cosa, in ogni creatura. Erano così immerse in quell’amore Divino che, come un fuoco dirompente, aveva bruciato ogni scoria dalle loro anime e dalle loro menti. Così, con quella purezza e con quella gioia estatica che dalla purezza deriva, avevano potuto fondersi nell’Uno, tanto Agognato e tanto Adorato.

Amici miei! C’è una pazzia che è tanto benefica: La pazzia per Dio!

E’ questo tipo di pazzia che ci fa cantare, che ci fa ballare, che ci fa sentire bambini gioiosi, che ci fa superare le prove più dure, che ci fa guarire da tutto il nostro passato.

Se c’è una preghiera davvero utile è proprio questa: “Signore, fa che il mio amore per Te cresca ogni giorno di più! Fa che possa amarti con tutto il mio cuore, la mia mente, la mia anima! Fa che possa, in quest’Amore, fondermi in Te!

BUONA PASQUA! E BUON INNAMORAMENTO A TUTTI!

Written by amaeguarisci in: Articoli |
Apr
03
2015
1

SAI BABA: DA UN DISCORSO 22.10.1961

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Cari amici, alcune parole preziose dell’Avatar della nostra era. Ogni Sua parola è un grande dono!
Vi abbraccio tutti!

Ciascuno di voi ha in sé una tremenda Shakti (energia) dell’Atma. Alcuni sono in grado di trarne benefici, altri sanno semplicemente che esiste, altri ancora non sanno come utilizzarla, né conoscono la sua esistenza. Tutto viene a suo tempo, attraverso un Sadhana (disciplina spirituale) regolare. Il bambino diventa padre, il padre diventa nonno e con il passare degli anni, bisnonno. Così il Sadhaka (aspirante spirituale) sale gradino dopo gradino verso la più alta realizzazione seguendo le istruzioni del Guru. Voi dovreste dire al Guru: “Se puoi aiutarmi fallo. Se non puoi, non darmi false speranze, fuorviandomi. Confessa la tua immaturità affinché possa cercarmi un’altra guida. Non pretendere di insegnare se non sei neanche un buono studente”. Fategli delle domande, esaminate la sua condotta quotidiana, chiarite i vostri dubbi, quindi coltivate la fede nel Guru che avete trovato. Ci sono molti guru che vengono indotti dai loro studenti a non fare affermazioni di certi punti di vista in pubblico. Sono questi guru che si fanno influenzare da uomini facoltosi con potere e soldi. Un vero Guru deve essere come Sada-Sivalingam, cioè pieno di Ananda ( Beatitudine divina) che gli deriva dalla coscienza della sua Divinità. Finora quando siete nell’ignoranza non potete apprezzare la beatitudine e non potete ottenerla. Siete ancora legati ai tre Guna : la corda nera del Thamas (inerzia, ottusità), quella rossa del Rajas (attività, passione) e quella bianca del Sattva (equilibrio, equanimità). Negate di essere legati e la corda cadrà. Quindi regolate la vostra vita in modo da non recar danno alla vostra natura interiore. CIOE’ VIVETE IN COSTANTE COMTEMPLAZIONE DELLA VOSTRA PARENTELA CON GLI ALTRI E CON L’’UNIVERSO.
Fate il bene, trattate la natura con gentilezza, parlate dolcemente, diventate come bambini privi d’invidia, odio e cupidigia. Quando il vostro attaccamento per la famiglia ed il clan si espande oltre questi limiti, avrete fatto il primo passo per superare Maya (illusione). Chiunque abbia sperimentato quella gioia, da quel momento in poi lotterà solo per quello. Come può il Jivi (l’anima individualizzata, l’individuo, l’essere incarnato) accontentarsi di qualcosa di inferiore? Come è possibile conoscere la verità essendo immersi nel falso? Come può un pesce sperimentare il cielo? Come possono il nettare ed il veleno, la luce e la notte, il bene e il male coesistere?
Uddhava, quando andò tra le Gopi (le pastorelle devote di krisna), scoprì che Krisna era nel loro cuore. Le vide cercare le orme dei piedi di Krisna per prostrarsi ed adorarle! Radha fu la più grande devota. Ella vide le proprie impronte identiche a quelle di Krisna. Infatti c’è qualche orma che non sia la Sua? Qualche nome che non sia il Suo? Uddhava esclamò: “Non mi occorre vedere Narayana (Dio); mi basta avere visto la Gloria del Signore riflettersi nel cuore dei Suoi devoti”.
LA RICETTA PER LE SOFFERENZE E LE PAURE DI OGGI È LA STESSA DI ALLORA. VEDETE LUI COME SIVA-SVARUPA (INCARNAZIONE DI SIVA) IN TUTTI, ALLORA TUTTI SARANNO FONTE DI GIOIA E DI PACE. QUESTA È LA VERITÀ! IL RESTO È FALSO.
Sathya Sai Baba, Prasanthi Nilayam, 22.10.1961
(Discorsi di Sathya Sai volume secondo)

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